mercoledì, 14 maggio 2008

Ho bisogno di voi!

Da niscemese quale sono, ancora non posso crederci, eppure è così. Lorena Cultraro, la ragazzina uccisa a Niscemi, aveva solamente 14 anni. Uccisa per timore che fosse incinta. Uccisa da tre minorenni solo per la paura che un'altra vita potesse nascondersi nel suo grembo. La luce dei suoi occhi è stata spenta, da persone che si son presi un diritto che non hanno, persone incoscienti che hanno deciso quale sarebbe stato il suo futuro. E' davvero tutto finito? Può davvero la morte porre fine a tutto?
Sta suonando il piano adesso, lo senti Lorena? Sta suonando solo per te, facendo sorgere il sole a oriente. I suoi raggi, filtrando tra le fronde di alberi secolari illuminano il tuo bel sorriso mentre una delicata farfalla si poggia sul tuo naso, e una leggera brezza marina ti agita i capelli. Un'aquila sorvola l'aria proprio sopra di te, vegliando sui tuoi sogni, mentre il lupo lontano ulula per renderti omaggio. Senti la melodia spazzare via le nebbie che ti hanno avvolta? Vola libera adesso che puoi, rinvigorisci la tua voce, raggiungi un mondo in cui potrai continuare a correre, a gridare e ridere, raggiungi un mondo in cui la musica continuerà a scorrere nelle tue vene, un mondo in cui sarai grande, camminerai in verdi praterie agitanto i capelli al vento. Ma non dimenticarti di noi, di chi ti vuole bene, di chi ha pianto per te o di chi come me, ti è vicino. Popola i nostri sogni, e stringici la mano.
Lorena vivrà nei nostri ricordi, e nei nostri cuori.  Faccio le mie condoglianze ai genitori, e lancio un appello.

Voglio lanciare un grido, voglio lacerare il cielo così che Lorena possa sentirci, ma da solo non ce la faccio, ho bisogno di voi, ho bisogno della vostra voce e del vostro vigore, vorrei sentirvi gridare:
VIVI LORENA, VOLA PIU' IN ALTO CHE PUOI, COSI' ALTO CHE I TUOI OCCHI RIFLETTERANNO I RAGGI DEL SOLE.

Vola Lorena, vola in alto. Che il Signore possa vegliare sul tuo sonno. Riposa in pace piccola, vivrai per sempre nei nostri cuori.
Luca Nisi
41193_niscemi                                           Lorena Cultraro.
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categoria: farfalla


martedì, 06 maggio 2008

Senza titolo

Ho cambiato il post naryàndir, ho modificato un po' il manoscritto (ma adesso non ho più un titolo).
Eccone un' anteprima:

Osservò la luna, come a chiederle consiglio. Le gocce di sudore le rigavano il viso, disegnando i più strani contorni su un volto provato dalla fatica. Respirava affannosamente, e le bruciava il graffio sulla guancia che si era fatta attraversando il bosco. Si fermò un attimo a prender  fiato. Il petto si muoveva al ritmo impresso dal suo cuore, come se stesse ballando una strana danza tribale, attorno ai fuochi e ai tamburi dei guerrieri e ai fumi che nella notte t’invadono la mente; i polmoni ansimavano per l’enorme sforzo. Posò per terra il fagotto che portava sulle spalle, chinandosi sul ruscello per sciacquarsi le ferite al volto e alle braccia.
[...]
Si voltò di scatto, sentendo un rumore provenire da dietro di lei; i capelli umidi percorsero un’ampia circonferenza, e una ciocca si posò di traverso sugli occhi. Infilò la mano nella tasca e ne estrasse un pugnale. Il cuore continuava a battere velocemente, il respiro era così flebile che nessuno avrebbe mai potuto sentirlo, il pugno era serrato attorno al manico, con i tendini tesi. Guardò per un attimo intorno, rimanendo immobile, con i muscoli all’erta, osservando poi con cura le fronde degli alberi lì intorno. I suoi occhi vagarono per un po’, quando capì cos’era il rumore. Il fagotto si era mosso. Ripose il pugnale nella tasca, sollevata, e rimettendosi sulle spalle il fagotto, riprese la sua marcia.
[...]
La fatica era enorme, il sudore cadeva negli occhi, facendoli bruciare. Li chiuse un attimo per diminuire il dolore, ma così facendo non si accorse del pendio che stava per attraversare. Il piede scivolò, e rovinò a terra di petto, il fagotto accanto a lei. Presero a scivolare entrambi lungo il crinale, lei mormorò qualcosa, cercando di aggrapparsi prima al fagotto e poi a un appiglio fortuito. Non ci riuscì. Arrivò nella parte bassa, e notò che un altro taglio si era aperto sulla guancia. Emise un flebile mugugno quando se lo toccò. I capelli, lunghi e neri erano oramai pieni di terra, e il suo volto, era sciupato dalle ferite.
[...]
Era la voce che lei temeva. Cercò di scappare, ma la persona che aveva appena parlato le si porse davanti. Lei si voltò e cercò di correre dall’altra parte, ma un altro le bloccò il passaggio. Era in trappola. Stava ritta sulle sue gambe, come un’autentica guerriera, mentre i capelli sporchi e bagnati le scendevano a ciocche sulle spalle. L’atmosfera si fece piena di tensione. I Garlash si avvicinarono a lei, fino a che lui prese parola.
- “Non saluti il tuo capitano, piccola Aryandir?”
Lei si voltò, guardandolo a fondo con quei suoi occhi color dell’ambra.
- “Non sei più il mio capitano Armyard, ho tradito il mio popolo una volta, ma questo non vuol dire che lo tradirò una seconda. Non sono più una vostra alleata.”
[...]
Si mosse verso Aryandir, che, voltatasi nuovamente verso di lui, mormorò:
- “Non l’avrai!”
Afferrò il coltello dal fianco e lo scagliò verso il comandante. Quello lo scansò, e questo diversivo le diede il tempo di prendere il fagotto dalle spalle, e innalzarlo in aria, quando dal cielo nero, attraversando le nubi che si preparavano a metter pioggia, un luganyo scese in picchiata, e infilato il lungo becco nelle corde, e s’innalzò nuovamente in aria, pronto ad abbandonare quel posto. Armyard urlò, le pupille gli si strinsero, ordinò ai suoi uomini di attaccare. I Garlash scagliarono frecce verso il luganyo, il grande uccello marino, ma non riuscirono a colpirlo. Si voltò verso Aryandir, quando notò che stava scappando. La rincorse, prendendo la freccia dalla faretra. La incoccò e la scaglio verso lei. La freccia fece centro nella spalla, facendola cadere a terra.
[...]
Erano passate ormai un paio d’ore da quando Armyard si era allontanato dal corpo di Aryandir, furioso nell’animo, intenzionato a ritrovare il luganyo, o ancor meglio, il fagotto che trasportava. La pioggia si era fatta più insistente, nonostante gli alti alberi ne rallentavano la caduta con le loro fronde. Il corpo di Aryandir, la donna elfo ribelle, giaceva in terra, mentre le gocce le cadevano dalla fronte giù fino a terra. Il corpo aveva conservato in sé il suo calore, e gli alberi, adesso, cominciavano a scintillare della sua linfa vitale.
[...]
Le nuvole nere, non accennavano a smettere di piangere. Chiunque fosse passato da quelle parti, avrebbe potuto giurare di aver visto all’improvviso una lucina, debole e fioca, avvicinarsi alla bocca di Aryandir, per poi svanire nel nulla. Ma non c’era nessuno lì; nessuno che con occhio umano era in grado di notare quello che stava succedendo.
Una piccola luce, come un segnale in mezzo a tutto quel buio, come un faro da guida per le navi disperse in un mare burrascoso, avanzava lentamente, dondolando di qua e di là, come una lucciola, apparentemente priva di una meta. Invece la luce continuò a brillare per un po’, fino a che, posatasi sulle labbra della giovane donna elfo, si spense. Tutto tornò immobile, tranne quel piccolo essere che adesso si muoveva incuriosito su quelle labbra ormai prive di rossore. Chiunque, a parte gli esseri umani, avrebbe potuto riconoscere in quell’essere così piccolo, un guardiano del bosco.
[...]
Aveva un paio d’ali cristalline sulla schiena, che s’illuminavano quando le muoveva; mentre il corpo era simile a cinque filamenti tutti convergenti verso il centro, come le punte di una stella convergono verso il suo interno. Due di questi filamenti erano le gambe, due le braccia, e quello ritto in alto era il collo con la testa. O meglio, non c’era una vera e propria testa, come noi siamo soliti immaginare, era come una stella marina. Non aveva occhi, ma questo non voleva dire che non riuscisse a vedere. La guardiana del bosco si avvicinò al corpo senza vita di Aryandir, portò entrambe le braccia nella zona in cui, normalmente, avrebbe dovuto trovarsi la bocca, e intonando un canto doloroso quanto leggero, invitò altri guardiani a farsi strada nella radura, per raggiungerla.
Di lì a poco, comparirono lentamente dall’alto degli alberi, o dal profondo della foresta quattro luci, dondolandosi lentamente verso il corpo di Aryandir. Le luci sostavano a mezz’aria, mentre la guardiana che per prima aveva raggiunto il corpo cominciò a parlar loro intonando una strana melodia. Sembrava un suono di violino, ma molto più flebile, e molto più piacevole. Quando ebbe finito il suo canto, gli altri guardiani si posarono sulla donna elfo, uno per piede, uno per mano, spegnendo le loro ali quando toccavano il corpo, ma fu quando la quinta guardiana, Lyan, poggiò le sue mani sulla testa di Aryandir che il corpo della donna elfo, così come i cinque guardiani del bosco, sparì dalla scena, lasciando al suo posto un bagliore che durò un paio di secondi, per poi disperdersi, lasciando strada al ritorno dell’oscurità.



Luca Nisi

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categoria: manoscritto


lunedì, 28 aprile 2008

Colori

Chiedo scusa ai miei lettori, ma i colori della barra laterale cambiano, non so perchè, e soprattutto perchè vengono fuori colori come il giallo, che non fa leggere nulla.
E' un evento fuori dalla mia volontà.
Il mio blog vuole impossessarsi di me, e condurre una sua vita. Allarmeee!!
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venerdì, 18 aprile 2008

Monte

Chiaro il cielo stasera vero?
Si, incredibile come questa brezza possa farmi venire i brividi.
E' il vento che vien su dalla foresta, muove le cime degli alberi e fa arrivar qui i loro pensieri. E ne hanno di cose da raccontare quei grandi guerrieri silenziosi sai?

Ne hanno di cose da raccontare? Non succede mai nulla in questo deserto!
Come? Non conosci la storia di questo posto?
Che è successo?
Vieni, guarda. Vedi laggiù quel torrente? Porta l'acqua dell'oceano.
Vorrai dire che quell'acqua si dirige all'oceano.
No no, non guardare con gli occhi della ragione. E' un fiume speciale, è il padre di tutti i torrenti e l'acqua che gli scorre dentro è proprio quella che proviene dall'oceano.
Mi stai prendendo in giro? E dove finisce allora questo fiume?
Disseta quel monte lassù, lo vedi?
Sei matta, non esiste nessun monte.

Solamente perchè ti ostini a guardare tutto con la mente. Perchè non provi ad odorare i suoni che arrivano al tuo volto?
Come fai ad odorare i suoni?
Lasciati andare. Fai scorrere le melodie lungo il tuo corpo, sai, proprio come scorre l'acqua su di te quando fai la doccia. Lascia scivolare le emozioni, conducile alla tua mano, e donami una carezza. Riempi il tuo corpo del calore che soffia in questo posto magico.
Stai dicendo solo sciocchezze.
Chiudi gli occhi un attimo ti dico, e odora i suoni.

Ascolta il vento che ti accarezza la pelle. Sei nudo di fronte a lui, ringrazialo perchè ti rende partecipe delle sue emozioni e ti dona parte della sua libertà. Le tue labbra si schiudono quando il silenzio che silenzio non può chiamarsi attraversa il tuo corpo.
Cos'è il "silenzio che silenzio non può chiamarsi" ?
E' la magia di questo posto. Il silenzio è vuoto a volte, sembra che in lui non scorra passione o emozione. Questo posto è silenzioso, appunto come il silenzio, ma non puoi dire che nè magia nè emozione ti riempie i polmoni o il cuore quando da quaggiù osservi quelle stelle.
Cos'è successo in questo posto?
Erano due amici, un ragazzo e una ragazza. Si rifugiavano qui quando erano stanchi della realtà. Un giorno successe qualcosa di brutto alla ragazza e morì. Il ragazzo era così triste, non riusciva a guardare oltre quel monte. La ragazza gli diceva sempre Apri la mente e lo vedrai, come io sto facendo con te. Finchè un giorno, lui si prese d'animo, e decise di scalare quel monte. Lo superò e dall'altra parte trovò il ricordo ancora vivo della ragazza, nei suoi pensieri. Lei gli sorrideva, ed era fiera di lui, perchè il ragazzo aveva appena sconfitto le sue paure. E sulla cima del monte lasciò la sua spada come segno della sua vittora
, come facevano i grandi guerrieri di un tempo.
Cosa stai cercando di dirmi?
Lui ci riuscì. Perchè non dovresti riuscirci anche tu? Le paure che ci affliggono sono solo dei monti, da scalare, per poi trovarne uno ancora più alto oltre la cima, lì ad aspettarti. Ogni giorno è una nuova sfida.
Non ti attira sentire la brezza che soffia lassù? Osservare i pendii innevati? Apri la mente e vedrai quel monte. Non ti attira sentirti scorrere l'adrenalina addosso quando sei riuscito finalmente a sconfiggere la tua paura?
Non vorresti scalare quel monte insieme a me?


Luca Nisi




VettaMonteAmaro

Questo post, di mia creazione, mi è stato ispirato da Un ponte per Terabithia

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categoria: paura, monte


martedì, 15 aprile 2008

- MOMENTANEO CALO DI ISPIRAZIONE -
LE TRASMISSIONI RIPRENDERANNO
IL PIU' PRESTO POSSIBILE
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domenica, 23 marzo 2008

Banca del sorriso...arriveremo a 100?

Il mondo è così vuoto di sorrisi....purtroppo...perciò, ho organizzato la Banca del sorriso...riusciremo ad arrivare ad almeno 100 sorrisi?

Lasciate il vostro sorriso e il vostro nome...e se volete anche un commento :)

Ricordate, sorridere non costa nulla, e migliora l'attimo alla persona a cui lo rivolgete.

Luca Nisi

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categoria: banca del sorriso


mercoledì, 19 marzo 2008

Presumere


" Presumere vuol dire pre-disporsi a pre-nderlo in culo... "  

Alice Maxwell


taken by Stephen King, "Cell"


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categoria: alice, presumere


lunedì, 17 marzo 2008

Sostare

Ti è mai capitato di sostare? Non sostare davanti al supermercato, oppure fare la coda al distributore di benzina (toh, cazzo, l'automatico).
Ti è mai capitato di rimanere in attesa di qualcosa che sembri non arrivare mai?
Il treno? Bè, per quanto in ritardo possano essere i treni di questi tempi, non è questo di cui parlo.
Sostare, fermare il tuo cuore, ritrovarsi nel mezzo della strada con un battito interrotto; sospeso nel tempo, in attesa che l'attimo passi, che il tempo torni a scorrere e il battito a pulsare. Fermo, davanti un mondo che ti corre attorno, osservi la vita passarti accanto, sfiorarti la guancia e dirti schiaffeggiandoti "Coglione, guarda che io scorro, non tornerò più indietro".
Senti come se certi momenti siano ormai passati per te, come disse qualcuno, non esiste fiume capace di bagnarmi due volte. E a un certo punto, ti poni la domanda: ma il fiume è già passato per questa stazione o non ha ancora bussato alla mia porta?
Perchè sostare, perchè fermarsi ad ascoltare il vento, a dar ragione ai nostri occhi d'esistere osservando il tramonto? Perchè invece non viverli questi momenti, senza sostare ad aspettarli, ma entrando in essi, tramontando come il sole e sorgendo come la luna, trovandosi per caso a ballare un samba con lei, mentre la brezza del mare vi fa compagnia, camminando a piedi nudi nella spiaggia sentendo le fredde onde che ti bagnano, e (oh sì) il tuo corpo entrare in lei,


piano amore ti prego


sentire il tuo furore far parte dei suoi desideri,

tranquilla non ti farò male

la tua musica diventare il suo sangue, fino a

è la prima volta

sciogliere poi ogni parola. Non c'è bisogno

sarà speciale

di parlare, basta il silenzio

lo sarà

in un momento come questo.

Perchè limitarsi a guardare un silenzio, sostandogli davanti, quando invece puoi corrergli incontro e gridargli in volto? Ha più senso rimenere fermi nella corrente che ti attraversa, o nuotare contro, risalire il fiume proprio per dare un senso a questa vita?

Ti è mai capitato di sostare?

Ti è mai capitato di vivere?

Luca Nisi



12.8 Fiume Lao
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categoria: silenzio, passione, sostare


giovedì, 13 marzo 2008

Ballata del cuore solitario (part one)

Dormi bambina,mia piccina,
dormi,il papà non c'è.
Ti narrerò io la storia
del povero cuor.

La luna splendeva
lontana nel ciel,
era notte e sognava la piccola Eva;
sognava mondi,sorrisi e cavalier,
finchè tutto poi finiva, 
al sorgere del sol...

Si pettinava un giorno i capelli
quando un giovane passò,
sotto la sua finestra poi
il sorriso le mostrò.
Lei d'incanto con °man rispose,
un pensier,
nel ¹senn si accese,
"Che forse il sogno la notte,
sogno non è?"

Dormi bambina,mia piccina,
dormi,il papà non c'è.
Ti narrerò io la storia
del povero cuor.

Era seduto al suo banco
guardandosi attorno,un po' stanco,
osservando le rondini nel
cielo volar,
²qua'  d'improvviso il silenzio,
sì triste, muto tormento,
cessò d'incanto
or che il cuore suo si fermò.

Lei camminava piano
alla luce del sol,
i suoi sguardi,
poco più che lieti,
a un ³tristo figuro eran volti.
Fu lì che notò
che la bella,
nel suo cuore guardò.
Ma il tristo figuro in agguato,
sorrise maligno a sua volta,
tramando vendetta,
per il  povero cuor.

Dormi bambina,mia piccina,
dormi,il papà non c'è.
Ti narrerò io la storia
del povero cuor.


- continua -

° mano
¹ senno
² quando
³ meschino

Luca Nisi

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categoria: cuore, ballata


martedì, 04 marzo 2008

Strada

So if you want to love me
then darlin' don't refrain
Or I'll just end up walkin'
In the cold November rain
 
Calda è la notte in cui viaggiate,tu e lei, la musica suona nelle vostre orecchie,da' il buongiorno alla vita,mentre il vento accarezza le sue ciocche bionde.
Quant’è bella,quanto vorresti far l’amore con lei,proprio lì,sotto la pioggia,ignorando le gocce d’acqua che dai capelli,fradici,gocciolano lungo il vostro mento per finire sul suo seno.
E questa musica,
 
Do you need some time...on your own
Do you need some time...all alone
Everybody needs some time...on their own
 
perfetta compagna per una notte del genere. L’auto sembra viaggiare grazie a una magica forza che la guida. La tua concentrazione è tutta su di lei,e non sai spiegarti come fanno le ruote a girare,come fa il tuo cuore stesso a battere così veloce.
Le luci nella strada sembrano occhi che ti guardano,sembrano tante lucciole che creano la perfetta atmosfera,il perfetto cocktail di passione e magia. I suoi occhi ti sussurrano
 
“Cosa? Cosa vuoi dirmi?”

Ti stai innamorando? E’ così,le tue labbra fremono dal desiderio di incontrare il suo sorriso,in un dischiudersi di anime,per liberare l’ardore stesso che l’anima conserva in sé. Come un guscio si apre per dar libero sfogo ai vostri desideri,ai vostri sguardi.
E la strada continua ad andare,e la canzone a suonare.
 
So if you want to love me
then darlin' don't refrain
Or I'll just end up walkin'
In the cold November rain
 
Ma cosa? Cosa sono quei fari laggiù? Il fato,il fato che vi viene incontro. Un uomo,privo della volontà e della ragione,un uomo guidato dall'istinto,la cui mente è offuscata dalla fuliggine dell'alcool,riempie con i suoi fari le vostre menti,poggia i suoi occhi sui vostri destini.

Aiutoo
No,non gridare stai calma,lo evito
 
I tuoi passi voltano,ma non in tempo.
 
***
La mattina dopo,due bare bianche,quelle di un ragazzo e di una ragazza,ansiosi della loro prima notte d’amore,sfilarono nella piazza,attraversando le lacrime.

Volò un'aquila in cielo,quando lo sguardo di un bambino si posò su di lui,su chi,ingannato dal vizio e dal piacere perse il controllo dei sensi.
Occhi bianchi a rammentar fari nella notte -i suoi fari-  si avvicinarono ai battiti del suo cuore,per far compagnia a quell'incubo che lo farà svegliare la notte gridando il loro nome.
 
So never mind the darkness
We still can find a way
'Cause nothin' lasts forever
Even cold November rain

Luca Nisi
Guns 'n' Roses - November rain

Street_Lights_by_Luckyno574

 


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categoria: strada, guida, destino